Pubblicato da: parens | 21 aprile 2011

No alla pubblicità nella scuola

Desidero sottoporre uno dei tanti link che si possono trovare su internet su questo argomento.

L’autrice è tra gli psicologi più illustri: Anna Oliverio Ferraris. Puoi cliccare su: http://www.flcgil.it/notizie/news/2006/aprile/scuole_libere_dalla_pubblicita. Ma basta cercare parole come “pubblicità scuola” su un motore di ricerca per trovare moltissimo (anche articoli a favore, peraltro superficiali).

A costo di sembrare un integralista, ma non credo che siano pochi a pensarla come me, aggiungerei che è errato pensare che la pubblicità sia a costo zero.
La pubblicità influenza le nostre scelte, sia quelle di chi non la sopporta sia quelle di chi, come tanti, pensa di esserne immune (raramene ho sentito di qualcuno che ammetta di esserne condizionato anche per le scelte più importanti).
E’ per questo che pensiamo che l’acqua migliore da bere si trovi in bottigliette di plastica, che si debba vestire alla moda e cambiare ogni anno, che occorra laversi i denti con 2 cm di dentifrico, etc.

Se è vero che il problema è meno grave in un liceo piuttosto che in una scuola elementare, è comunque una scelta errata.

Non è corretto giustificarla come mancanza di fondi, perché la scuola è un diritto e i fondi si cercano da qualche altra parte, meglio autotassarci, piuttosto.

Qui il testo dell’articolo, sempre attuale:

Scuole libere dalla pubblicità

Spot nelle scuole? No grazie. L’idea è circolata qualche settimana a Genova, ma, per fortuna, non ha trovato molti sostenitori. Articolo di Anna Oliverio Ferraris

Roma, 20 aprile 2006

“Da alcuni mesi il signor Pigalli sta percorrendo in lungo e in largo il nostro Paese proponendo sponsorizzazioni ai dirigenti scolastici. Poiché, come si conviene ad un venditore professionista, è educato nei modi e convincente nel linguaggio, Pigalli è già riuscito a convincere, vari presidi della Liguria e della Campania, a introdurre una serie di cartelloni pubblicitari nelle aule scolastiche.

Che discorso faccia il signor Pigalli ai presidi e ai direttori didattici lo possiamo facilmente immaginare. Il Ministero vi ha tagliato i fondi del 30-40% – dirà nella sostanza il nostro venditore – sappiamo che siete in difficoltà al punto da non riuscire nemmeno a scaldare le aule e a comprare la carta per le fotocopie: niente paura, ci siamo qui noi a darvi una mano! Il Ministro predilige le scuole private? noi, sponsor e pubblicitari, preferiamo le scuole pubbliche! E come un vero deus-ex-machina eccolo proporre una cifra “congrua” (ma non elevata) in cambio di un congruo numero di cartelloni pubblicitari da appendere sui muri, dentro le aule.

Il nostro venditore è bravo, sa cosa dire e cosa fare per vincere le resistenze dei dirigenti scolastici e degli insegnanti. L’inizio deve essere soft. Le prime pubblicità devono assomigliare il più possibile alle pubblicità progresso: l’acquario di Genova, i musei, i viaggi… soltanto in seguito, con calma, magari il prossimo anno, subentreranno le bibite, le merendine, i capi di abbigliamento e tutto il resto. L’importante è sfondare. Una volta entrati tutto sarà più semplice. Se si vince la prima battaglia si vincerà la guerra. Pubblicitari e sponsor potranno dettare le condizioni, tirare sul prezzo, imporre un numero sempre più elevato di pubblicità, passare da quelle mute a quelle sonore come sulle spiagge, da quelle statiche a quelle dinamiche su schermo come negli aeroporti, nelle stazioni ferroviarie, nelle metropolitane.
Che dire di questo scenario che sta prendendo forma sotto i nostri occhi? Da un lato possiamo capire i dirigenti scolastici e solidarizzare con loro: all’improvviso si trovano in gravi difficoltà, è normale che si aggrappino a chi tende loro una mano. L’entrata delle sponsorizzazioni delle scuole è la logica conseguenza della politica ministeriale che privilegia il privato al pubblico, ma bisogna pur sopravvivere! Qualcuno, rendendosi conto della gravità della scelta (la scuola era uno dei pochi spazi ancora liberi dalla manipolazione pubblicitaria), cerca una via d’uscita nel seguente ragionamento: sarà un’occasione per riflettere sui meccanismi della pubblicità, per rendere i ragazzi più critici nei confronti delle sponsorizzazioni. Non era però necessario introdurre la pubblicità nelle aule per poter fare un lavoro che molti insegnanti fanno ormai da anni. La pubblicità nelle aule renderà invece questo lavoro più difficile per l’ambiguità creata dalla sua presenza.

I pubblicitari sanno perfettamente che esistono vari livelli di comunicazione: razionale, emotiva, percettiva. Che si può affermare un principio e contemporaneamente negarlo. Sanno come aggirare la razionalità per colpire l’emotività e la percezione. Sanno come far restare impressi nella memoria un’immagine e un jingle. Sanno quali testimonial utilizzare per sedurre i ragazzi, favorire l’identificazione, farli sentire inadeguati, indurli ad assumere un determinato modello di comportamento e acquistare l’ultimo status simbol voluto dalla moda. Sanno anche che la presenza è efficace e convincente di per sé.

Che cosa significa? Significa che un alunno può fare, tra sé e sé, questo tipo di considerazione: “Ok, i prof criticano la pubblicità, ci spiegano che ci manipola, che ci suggestiona, che ci influenza, dicono che dobbiamo sviluppare il senso critico, poi però appendonole pubblicità sui muri della nostra aula. Vuol dire che la pubblicità conta, vuol dire che è importante, vuol dire che vince! io voglio stare con chi vince”.

Anna Oliverio Ferraris


Lascia un Commento

Please log in using one of these methods to post your comment:

Logo WordPress.com

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Modifica )

Foto Twitter

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Modifica )

Foto di Facebook

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Modifica )

Connecting to %s

Categorie

Follow

Get every new post delivered to your Inbox.